Sabato pomeriggio, 11 luglio, il Bosco delle Querce di Seveso ha ospitato un evento ricco di musica e vita, grazie all’iniziativa organizzata dal Corpo musicale Santa Cecilia. Questa manifestazione ha concluso la rassegna «Seve50 – Musica oltre la memoria», commemorando il 50esimo anniversario del disastro Icmesa, proprio all’indomani della visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Sette bande in corteo
Sette bande musicali hanno sfilato per le strade di Seveso, partendo da piazza 25 Aprile e dirigendosi verso il Bosco delle Querce. Nel corteo hanno partecipato le due bande sevesine Santa Cecilia 1902, organizzatrice dell’evento, e La Cittadina di San Pietro Martire, insieme a La Cittadina di Meda, la Santa Cecilia di Barlassina, la Santa Cecilia 1900 di Palazzolo e il Corpo musicale Giuseppe Verdi di Binzago-Cesano Maderno.
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La piantumazione dell’albero della musica
Giunte nel luogo simbolo della bonifica dei terreni contaminati dalla diossina, le bande hanno partecipato alla piantumazione di una quercia commemorativa, nota come albero della musica. Il vicesindaco Weruska Iannotta e il presidente della Santa Cecilia 1902, Riccardo Busetto, hanno scoperto la targa che accompagnerà l’albero, recante la frase «50 anni di ricordo e di rinnovamento che scorrono al ritmo della musica».
«L’albero che piantiamo è simbolo di nuova vita, un segnale che la nostra comunità è in grado di ricostruire, di rinnovarsi e di prosperare – ha dichiarato Iannotta – Come le querce che ci circondano, anche noi abbiamo saputo resistere e crescere, radicando le nostre speranze nel terreno fertile della solidarietà e della determinazione. Insieme, celebriamo un nuovo inizio».
Il concerto della gioventù musicale Anbima
Il pomeriggio si è concluso con un concerto della formazione giovanile Anbima Lombardia (secondo ciclo), al termine del corso estivo di perfezionamento musicale di Casargo (LC), diretto dal maestro Marcello Corti. Circa ottanta giovani musicisti si sono esibiti sul prato d’ingresso del Bosco, di fronte alla quercia appena piantata, davanti a un pubblico numeroso.
«A suggellare il programma è stata proprio una formazione giovanile, scelta che sintetizza il senso delle celebrazioni – ha spiegato Busetto – La memoria dei tragici eventi del 1976 passa oggi nelle mani di una generazione che non li ha vissuti direttamente. Un’eredità che attraversa il tempo e trova nella musica una delle sue voci: non solo memoria del tragico evento, ma segno vivo della rinascita di un territorio e della sua comunità».