Il terzo evento del 25 Aprile a Seveso si è svolto a Belforte, frazione del Comune di Borgo Val di Taro, dove, domenica 27 aprile 2026, una delegazione di oltre 40 persone, guidata dal sindaco Alessia Borroni, dal vicesindaco Weruska Iannotta e dagli assessori Michele Zuliani e Marco Mastrandrea, ha partecipato per rendere omaggio a don Aurelio Giussani, originario di Seveso e prete di montagna.
Omaggio a don Aurelio Giussani
Il contesto del ricordo si colloca sull’Appennino parmense, dove è ambientato il libro “Diario Clandestino”, una raccolta di storie di vita e coraggio durante la Resistenza. Alcuni estratti erano stati presentati il 25 Aprile nelle scuole di Baruccana da Beatrice Marzorati e Davide Scaccianoce della Compagnia Teatrale Equivochi. Ieri pomeriggio, a Belforte, gli stessi brani sono stati letti davanti agli abitanti locali, accolti calorosamente dalla delegazione sevesina, dal sindaco Marco Moglia e dagli assessori Martina Fortunati e Stefania Mortali.
Discorso del sindaco in occasione del 25 Aprile
Sabato, in coincidenza con l’81° anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, si sono tenute le celebrazioni ufficiali. Il discorso del sindaco Alessia Borroni ha avuto un forte impatto:
“Vi confesso che, dopo il mio recente viaggio a Bruxelles, avevo preparato un discorso diverso. Volevo parlarvi di Europa, delle grandi dinamiche internazionali, delle guerre che purtroppo insanguinano il mondo e di quei concetti universali di libertà dei popoli che si discutono nei palazzi delle istituzioni europee. Ma poi è arrivato il 22 aprile. La tragedia, che ha colpito il nostro territorio con la scomparsa di un carabiniere della caserma cittadina, in quel giorno, mi ha riportato bruscamente qui, a casa nostra. Mi ha costretto a riflettere sul fatto che, sebbene le guerre internazionali siano sotto gli occhi di tutti, esistono conflitti più silenziosi, ma non meno dolorosi. Sono le guerriglie di quartiere, i logoranti attriti familiari e quelle battaglie ancor più profonde – i conflitti con il proprio io – che restano invisibili agli occhi del mondo, consumandosi in un silenzio assordante verso epiloghi spesso tragici. Ed è qui che ho pensato ai veri eroi di oggi. Perché così li voglio definire: eroi. Persone che, come se nulla fosse, continuano a lavorare in silenzio, mettendo a rischio la propria vita proprio sotto le nostre finestre, nelle nostre piazze, mentre magari siamo assorti nei nostri pensieri e non ci accorgiamo del pericolo che corrono per noi. Questi Carabinieri, queste Forze dell’Ordine, che a volte si muovono tra noi quasi fossero fantasmi, con discrezione e sacrificio, sono i partigiani di oggi. Non è un paragone azzardato. Se chiudiamo gli occhi e pensiamo a quegli anni, vediamo giovani uomini e donne che non cercavano la gloria, ma sentivano il richiamo di una necessità: difendere l’altro, garantire un futuro. Oggi, nel 2026, la libertà non è solo l’assenza di un’occupazione straniera. La libertà oggi è la libertà di scegliere, è la capacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, è il diritto di vivere sicuri nella propria comunità. Siamo tutti, o dovremmo essere tutti, partigiani del 2026. Lo siamo in onore di coloro che, allora come oggi, hanno dato la vita e hanno lasciato un ricordo che è diventato il nostro sentiero. Lottiamo per loro, ma lottiamo soprattutto per chi verrà dopo di noi. La nostra identità è unica e indivisibile sotto quel Tricolore che sventola alle mie spalle, ed è protetta da quella Costituzione che non è solo un libro di leggi, ma il nostro testamento di libertà. In questi giorni, nella nostra comunità, risuona spesso un nome: quello di don Aurelio Giussani. Un partigiano cattolico, ma soprattutto un partigiano di libertà e di pace. Don Aurelio non impugnava armi per odio, ma per amore del suo popolo. La sua era una resistenza morale, un porsi a scudo dei più deboli. Oggi, io vedo quello stesso spirito nei nostri Carabinieri. Vedo in un giovane militare, che pattuglia le nostre strade di giorno e di notte, la stessa dedizione al bene comune che guidava don Aurelio. Entrambi hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte. Entrambi hanno capito che la libertà si difende ogni giorno, non solo nelle grandi battaglie della storia, ma nelle piccole comunità, nei gesti di protezione che permettono a un anziano di camminare tranquillo o a un giovane di sognare il proprio futuro. Celebrare il 25 aprile oggi non significa solo fare memoria storica. Significa onorare chi cade oggi per difendere gli stessi ideali di chi cadde allora. Significa capire che il Tricolore ci abbraccia tutti, senza distinzioni, e che la nostra forza sta nell’essere uniti. Restiamo uniti, dunque, come comunità. Siamo fieri della nostra identità e grati a chi, in divisa o in abiti civili, continua a essere presidio di democrazia. Viva la libertà, viva la nostra Costituzione, viva l’Italia liberava l’Italia. Buon 25 Aprile a tutti voi”.