Controversia a Pontida

“Ridacci la Lega”: Dario Asnaghi contesta Salvini ai funerali di Umberto Bossi

Il segretario del Patto per il Nord si scaglia contro il vicepremier, mentre la compagna di Salvini lo rimprovera.

“Ridacci la Lega”: Dario Asnaghi contesta Salvini ai funerali di Umberto Bossi

Durante i funerali di Umberto Bossi, tenutisi a Pontida il 22 marzo 2026, Dario Asnaghi, segretario del Patto per il Nord, ha alzato la voce: «Ridacci la Lega, Salvini. Ridacci la Lega». Il suo grido è stato accompagnato dalla reazione di Francesca Verdini, compagna del vicepremier, che non ha esitato a rimproverarlo: «Sei a un funerale, cafone, vai a casa!».

Il contestatore e la sua storia

Il video di questo episodio ha rapidamente fatto il giro del web e non è passato inosservato agli abitanti di Meda, che hanno riconosciuto in Asnaghi un loro concittadino. L’ex leghista, ora segretario cittadino del Patto per il Nord, ha deciso di esprimere il suo dissenso vedendo arrivare Matteo Salvini in camicia verde, mano nella mano con la compagna.

Dario Asnaghi, segretario cittadino del Patto per il Nord

Il confronto con Francesca Verdini

Francesca Verdini, dopo aver ascoltato le parole di Asnaghi, si è avvicinata per affrontarlo: «Sei a un funerale, cafone». Tuttavia, Asnaghi non si è lasciato intimidire e ha risposto, mentre brandiva la bandiera della Lega Nord: «Non mi interessa, ci deve ridare la Lega, ce l’ha rubata». La risposta della Verdini è stata secca: «Devi andare a casa, maleducato». Mentre lei si allontanava, Asnaghi continuava a ripetere: «Ridacci la Lega, Salvini».

Le dichiarazioni di Dario Asnaghi

«Lascia sinceramente un po’ sconcertati vedere un segretario di partito e ministro che, invece di metterci la faccia e affrontare un confronto diretto, preferisce defilarsi lasciando spazio alla propria compagna e sottraendosi al dialogo – ha dichiarato Asnaghi in un comunicato – In politica, soprattutto in certi ruoli, il confronto è fondamentale: si può essere d’accordo o meno, ma non ci si può tirare indietro. Fermo restando che il momento non era dei migliori e che il contesto poteva essere delicato, resta però evidente che certi atteggiamenti non aiutano né a chiarire le posizioni né a dare un’immagine seria e credibile. Chi non conosce la mia storia, il mio percorso e soprattutto ciò che rappresenta davvero la vera Lega, avrebbe fatto meglio a mantenere un profilo più rispettoso e a restare al proprio posto. Aggiungo che il feretro si era già allontanato da circa dieci minuti ed eravamo sul pratone dove, da quando avevo 14 anni, manifesto la libertà del mio territorio. Un luogo che per molti di noi non è solo simbolico, ma rappresenta anni di impegno, battaglie e appartenenza. Proprio per questo, certi atteggiamenti risultano ancora più fuori luogo. Oggi, però, guardo avanti: grazie al Patto per il Nord e a Paolo Grimoldi sono convinto, anzi certo, che le nostre battaglie potranno tornare a dare voce alle decine di migliaia di persone abbandonate e tradite, che però non hanno mai perso il sapore della libertà. Per il Nord, insieme».