Due nonni e la loro nipote sono stati i protagonisti in Veneto del lungo viaggio di oltre duemila chilometri della Fiamma Paralimpica, in occasione dei Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026, che si sono conclusi domenica 15 marzo con un bottino di sedici medaglie per l’Italia.
Un’esperienza indimenticabile
Angela e Adelio Novati, rispettivamente di 77 e 78 anni, originari di Varedo, soci dell’associazione Il Sorriso dell’anima di Cesano Maderno, hanno avuto l’onore di portare la fiaccola insieme alla nipote Aurora, che compirà 13 anni ad agosto.

La coppia ha partecipato come tedofori all’ultima giornata di staffette prima della cerimonia di apertura all’Arena di Verona, tenutasi venerdì 6 marzo a Legnago. La nipote, visibilmente emozionata, li ha accompagnati in questo momento speciale, celebrando insieme lo sport e portando un messaggio di inclusione e speranza.
Aurora, affetta da paralisi cerebrale che influisce sul suo movimento, è inserita nel Servizio Residenziale Terapeutico Riabilitativo per minori della Fondazione Don Gnocchi di Seregno dal compimento dei dieci anni. In precedenza, riceveva supporto da La Nostra Famiglia di Bosisio Parini. Durante i fine settimana, passa del tempo con i nonni materni a Varedo. La proposta di diventare tedofora è giunta proprio dalla Fondazione Don Gnocchi ed è stata accolta in famiglia con grande emozione.
Un onore senza pari
“È stato un onore per noi, un’esperienza indimenticabile”, dichiara nonna Angela. “Non saprei descrivere a parole ciò che abbiamo vissuto quel giorno, non so da dove cominciare”, aggiunge nonno Adelio. Al termine della “passeggiata” con la fiaccola, Aurora era entusiasta: “Non si può rifare?”, ha chiesto, gli occhi brillanti di gioia. “Abbiamo ricevuto un’accoglienza incredibile – raccontano i Novati – Applausi, foto, richieste di selfie. Tutto il paese era in festa lungo il percorso, tantissime persone; vedere i bambini delle scuole applaudire al nostro passaggio è stato straordinario e ascoltarli cantare l’Inno di Mameli è stato commovente”.
I Novati hanno preferito condividere la loro esperienza solo dopo averla vissuta. “Per scaramanzia – spiegano – c’era influenza in giro e non volevamo annunciare qualcosa che non eravamo certi di poter realizzare. Ci sarebbe dispiaciuto deludere amici e conoscenti”. La notizia è stata accolta con grande emozione e un pizzico di orgoglio all’interno dell’associazione Il Sorriso dell’anima. Aurora è stata festeggiata anche al Don Gnocchi. “Ma ci ha raccontato poco – dice la nonna – È una ragazza sensibile e sveglia, ma condivide solo l’essenziale. Sappiamo che ne ha parlato a due amiche e alla maestra, e la voce si è sparsa”.